La convivenza con Fido aiuta a prevenire il Diabete infantile.

cani e bambini contro il diabete

Mercoledì 14 Novembre si celebrerà in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro il Diabete. Gli ultimi dati statistici del European Diabetes Association di Berlino,riferiscono che il diabete sta diventando, nelle società attuali, un’ epidemia mondiale, che nel 2025 coinvolgerà circa 366 milioni di persone di tutto il globo terrestre.

In particolar modo è aumentata l’ incidenza dell’  insorgenza di diabete in età infantile, dovuta sia al più frequente consumo di cibi preconfezionati, sia, soprattutto, alla maggior sedentarietà dei bambini che passano molte delle loro ore giornaliere davanti al computer e alla televisione.

Proprio a tale proposito è stato condotto uno studio dall’ University of Western Australia,secondo il quale, il cane come compagno di vita, risulterebbe essere un eccellente ed insostituibile metodo per la prevenzione di questa grave malattia cronica.

Basandosi su un campione di circa 1.200 bambini di età compresa tra i 10 ed i 12 anni, di cui il 60 % convivente con un cane, la ricerca ha evidenziato come la presenza di Fido in famiglia stimoli il bambino ad una maggiore attività fisica, che, tradotta in numeri, corrisponde in media a 30 minuti in più di passeggiata a settimana a ritmo abbastanza sostenuto, e, più in generale, a circa 140 minuti di movimento aggiuntivo.

Tutto questo porta alla riduzione delle percentuali di bambini affetti dal diabete infantile.

Oltre a questi straordinari dati, occorre considerare il fatto che avere un animale, una cane nella fattispecie, aiuta bambini ed adolescenti ad affrontare più facilmente i problemi che nel corso della vita si troveranno a dover affrontare, incrementa in modo considerevole la loro autostima ed insegna loro ad avere  maggior rispetto nei confronti del prossimo.

La ricercatrice del Centro che ha condotto questi importantissimi studi, Hayley Christian, ha affermato che i bambini che convivono con un cane praticano una maggiore attività fisica e questo produce una diminuzione dei casi di obesità nei bambini e potrebbe risultare la soluzione di questo problema sociale.

Ricordando che la prevenzione nella Medicina è alla base della cura, il consiglio è quello di regalare un bel cucciolo di cane ai vostri bambini!

La FELV o leucemia felina: origine, sintomi e prevenzione.

gatto FELV positivo ulcere bocca

La FELV (Feline Leukemia Virus) è una delle principali cause di morte del gatto domestico, soprattutto se esso convive con altri soggetti. La maggior parte dei gatti positivi muore a causa dell’ immunosoppressione indotta dal virus, e il 33% circa decede a seguito di tumori derivanti da tale infezione.

La FELV è una malattia infettiva provocata da un virus appartenente alla famiglia delle “retroviridae” (un retrovirus) che colpisce il sistema immunitario. Esso provoca un abnorme incremento dei globuli bianchi.

La malattia può essere trasmessa tramite le lacrime, la saliva, le feci, le urine, ma presuppone uno stretto contatto diretto con un animale infetto, poiché il virus risulta essere molto labile e viene inattivato rapidamente dal calore, dall’ acqua e dai detersivi e disinfettanti.

I piccoli possono contrarre la malattia attraverso il latte materno e sono molto esposti a tale infezione fino alle 8 settimane di vita, quindi sarebbe opportuno evitare qualsiasi contatto con altri gatti prima di questa età.

La FELV è una malattia che non può in alcun modo colpire i cani, quindi non occorre prendere alcuna precauzione in questo senso nel caso di una convivenza tra cane e gatto.

Questa patologia può manifestarsi a diversi stadi : transitorio, quando l’ organismo del gatto riesce a neutralizzare l’ infezione spontaneamente nel giro di un paio di mesi; latente, quando il virus è presente nel midollo osseo e viene stimolato ad attivarsi attraverso alcuni eventi (infezioni di altro tipo, cure mediche immunosoppressive, ecc.), l’ infezione regredisce in tre anni circa e il gatto ne rimane spesso portatore sano, quindi è in grado di trasmettere la malattia ad altri soggetti. Vi sono molti gatti che presentano, dagli esami di laboratorio, test con IGg positive, senza aver mai presentato sintomi evidenti.

Lo stadio più grave della FELV è quello persistente, dove il gatto presenta tutti i sintomi delle patologie indotte dalla immunodeficienza ed è ad altisimo rischio per la sopravvivenza. Tali patologie possono essere neoplasie linfoidi maligne, disordini di vario genere ed entità a carico dell’ apparato digerente, respiratorio ed urinario, predisposizione allo sviluppo di tumori maligni di diverso tipo e localizzazione.

I sintomi generali della FELV sono difficilmente descrivibili perché potenzialmente ogni gatto potrebbe esserne affetto. Infatti non capita di rado che molti Veterinari prendano in considerazione anche il minimo cambiamento di aspetto, di abitudine o carattere, come spunto per sottoporre il paziente al test: dimagrimento, depressione, ittero (mucose gialle), anemia (mucose pallide), debolezza, perdita d’appetito, costipazione o diarrea, difficoltà respiratoria, sangue nelle feci, perdita di energia e resistenza, aumento della quantità di urine prodotte, aumento della sete, aborto, ecc.

Una lesione osservata molto di frequente in gatti affetti da questa patologia sono le stomatiti ulcero-proliferative (mostrate nella foto sopra) che spesso rappresentano proprio il campanello d’ allarme più evidente per il Veterinario.

Una cura vera e propria attualmente non esiste sul mercato: la durata e la qualità di vita del gatto dipende fortemente dalla precocità della diagnosi e dalla assiduità con cui viene sottoposto a tutte le cure mirate a contrastare le malattie accessorie che essa provoca. La casistica riferisce di gatti deceduti dopo qualche settimana dalla contrazione del virus ed altrettanti soggetti che con esso hanno convissuto per anni (dai 3 ai 5 anni).

Proprio perché non è possibile debellare il virus della FELV è molto importante fare della appropriata prevenzione vaccinale. Quando il gatto viene vaccinato, il suo sistema immunitario riconosce come “estranei” i virus indeboliti e le proteine del FeLV e produce anticorpi atti a combatterli. I gattini possono essere vaccinati a partire dalle 8 settimane di vita, con un richiamo dopo 1 mese, mentre gli adulti devono essere vaccinati 1 volta l’ anno.

Ovviamente nessun vaccino è in grado di garantire una copertura totale dalla contrazione della malattia, però in caso di esposizione al virus risultano molto efficaci nel prevenire l’ infezione.

Prima di effettuare la vaccinazione è opportuno eseguire un test di positività alla FELV, che consiste in un semplice prelievo di sangue, che verrà poi depositato in un KIT diagnostico (SNAP® ) in grado di rilevare la presenza di cellule infette.

La positività al TEST è assolutamente certa e non lascia dubbi, però è possibile che il gatto si trovi nella fase iniziale in cui il sistema immunitario sta lottando contro il virus, per questo motivo, se non vi sono sintomi evidenti della malattia, è opportuno ripetere il test dopo 6 mesi dal primo.

Un altro metodo molto efficace per la prevenzione, adatto a gatti che vivono molto fuori casa, è la sterilizzazione, sia della femmina che del maschio, che elimina molte opportunità di contatto con altri gatti (lotte per il territorio, accoppiamenti, scappatelle continue nelle stagioni dell’ amore).

Nel caso in cui un gatto affetto da FELV sfortunatamente deceda, è molto importante ricordarsi di aspettare almeno 30 giorni prima di reintrodurre un altro gatto all’ interno dell’ abitazione.

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