La FELV o leucemia felina: origine, sintomi e prevenzione.

gatto FELV positivo ulcere bocca

La FELV (Feline Leukemia Virus) è una delle principali cause di morte del gatto domestico, soprattutto se esso convive con altri soggetti. La maggior parte dei gatti positivi muore a causa dell’ immunosoppressione indotta dal virus, e il 33% circa decede a seguito di tumori derivanti da tale infezione.

La FELV è una malattia infettiva provocata da un virus appartenente alla famiglia delle “retroviridae” (un retrovirus) che colpisce il sistema immunitario. Esso provoca un abnorme incremento dei globuli bianchi.

La malattia può essere trasmessa tramite le lacrime, la saliva, le feci, le urine, ma presuppone uno stretto contatto diretto con un animale infetto, poiché il virus risulta essere molto labile e viene inattivato rapidamente dal calore, dall’ acqua e dai detersivi e disinfettanti.

I piccoli possono contrarre la malattia attraverso il latte materno e sono molto esposti a tale infezione fino alle 8 settimane di vita, quindi sarebbe opportuno evitare qualsiasi contatto con altri gatti prima di questa età.

La FELV è una malattia che non può in alcun modo colpire i cani, quindi non occorre prendere alcuna precauzione in questo senso nel caso di una convivenza tra cane e gatto.

Questa patologia può manifestarsi a diversi stadi : transitorio, quando l’ organismo del gatto riesce a neutralizzare l’ infezione spontaneamente nel giro di un paio di mesi; latente, quando il virus è presente nel midollo osseo e viene stimolato ad attivarsi attraverso alcuni eventi (infezioni di altro tipo, cure mediche immunosoppressive, ecc.), l’ infezione regredisce in tre anni circa e il gatto ne rimane spesso portatore sano, quindi è in grado di trasmettere la malattia ad altri soggetti. Vi sono molti gatti che presentano, dagli esami di laboratorio, test con IGg positive, senza aver mai presentato sintomi evidenti.

Lo stadio più grave della FELV è quello persistente, dove il gatto presenta tutti i sintomi delle patologie indotte dalla immunodeficienza ed è ad altisimo rischio per la sopravvivenza. Tali patologie possono essere neoplasie linfoidi maligne, disordini di vario genere ed entità a carico dell’ apparato digerente, respiratorio ed urinario, predisposizione allo sviluppo di tumori maligni di diverso tipo e localizzazione.

I sintomi generali della FELV sono difficilmente descrivibili perché potenzialmente ogni gatto potrebbe esserne affetto. Infatti non capita di rado che molti Veterinari prendano in considerazione anche il minimo cambiamento di aspetto, di abitudine o carattere, come spunto per sottoporre il paziente al test: dimagrimento, depressione, ittero (mucose gialle), anemia (mucose pallide), debolezza, perdita d’appetito, costipazione o diarrea, difficoltà respiratoria, sangue nelle feci, perdita di energia e resistenza, aumento della quantità di urine prodotte, aumento della sete, aborto, ecc.

Una lesione osservata molto di frequente in gatti affetti da questa patologia sono le stomatiti ulcero-proliferative (mostrate nella foto sopra) che spesso rappresentano proprio il campanello d’ allarme più evidente per il Veterinario.

Una cura vera e propria attualmente non esiste sul mercato: la durata e la qualità di vita del gatto dipende fortemente dalla precocità della diagnosi e dalla assiduità con cui viene sottoposto a tutte le cure mirate a contrastare le malattie accessorie che essa provoca. La casistica riferisce di gatti deceduti dopo qualche settimana dalla contrazione del virus ed altrettanti soggetti che con esso hanno convissuto per anni (dai 3 ai 5 anni).

Proprio perché non è possibile debellare il virus della FELV è molto importante fare della appropriata prevenzione vaccinale. Quando il gatto viene vaccinato, il suo sistema immunitario riconosce come “estranei” i virus indeboliti e le proteine del FeLV e produce anticorpi atti a combatterli. I gattini possono essere vaccinati a partire dalle 8 settimane di vita, con un richiamo dopo 1 mese, mentre gli adulti devono essere vaccinati 1 volta l’ anno.

Ovviamente nessun vaccino è in grado di garantire una copertura totale dalla contrazione della malattia, però in caso di esposizione al virus risultano molto efficaci nel prevenire l’ infezione.

Prima di effettuare la vaccinazione è opportuno eseguire un test di positività alla FELV, che consiste in un semplice prelievo di sangue, che verrà poi depositato in un KIT diagnostico (SNAP® ) in grado di rilevare la presenza di cellule infette.

La positività al TEST è assolutamente certa e non lascia dubbi, però è possibile che il gatto si trovi nella fase iniziale in cui il sistema immunitario sta lottando contro il virus, per questo motivo, se non vi sono sintomi evidenti della malattia, è opportuno ripetere il test dopo 6 mesi dal primo.

Un altro metodo molto efficace per la prevenzione, adatto a gatti che vivono molto fuori casa, è la sterilizzazione, sia della femmina che del maschio, che elimina molte opportunità di contatto con altri gatti (lotte per il territorio, accoppiamenti, scappatelle continue nelle stagioni dell’ amore).

Nel caso in cui un gatto affetto da FELV sfortunatamente deceda, è molto importante ricordarsi di aspettare almeno 30 giorni prima di reintrodurre un altro gatto all’ interno dell’ abitazione.

Il protocollo di vaccinazione del cane cucciolo e adulto




Dopo aver parlato della composizione dei vari vaccini che si trovano in commercio e di come essi agiscono sull’ organismo del cane, possiamo vedere quali sono i protocolli di vaccinazione praticati dai medici Veterinari, sia per quanto concerne i cuccioli che per quanto riguarda i cani adulti.

Il cucciolo, come ormai sappiamo, è protetto nelle prime fasi della vita dagli anticorpi contenuti nel colostro della madre, che li trasmette ai suoi piccoli tramite l’ allattamento. Per questo motivo il cucciolo non dovrà essere vaccinato né troppo presto né troppo tardi.

Si considera abitualmente che la prima vaccinazione contro la parvovirosi possa aver luogo dalla sesta settimana, mentre tutte le altre tra la settima e la nona settimana.

Le malattie per cui è prevista la vaccinazione sono sei: il cimurro, l’ epatite contagiosa, la parvovirosi, la leptospirosi, la tosse da canile e la rabbia.

Per quanto riguarda la protezione dal cimurro, se il vaccino viene praticato tra la 7a e la 8a settimana il cucciolo dovrà ricevere una seconda iniezione a distanza di un mese, mentre se esso viene fatto dopo la 12a settimana, non vi è la necessità di fare alcun richiamo. La via di somministrazione raccomandata è quella endovenosa (soprattutto negli ambienti molto contaminati) che agisce dopo le 48 ore successive all’ iniezione, rispetto ai 5 giorni necessari per la via sottocutanea.

Anche per quanto riguarda l’ epatite, al fine di ottenere una buona immunizzazione, occorrerà praticare due iniezioni a distanza di un mese l’ una dall’ altra, se il cucciolo ha un’ età inferiore ai tre mesi, mentre sarà sufficiente un’ unica dose se l’età supera i tre mesi. La somministrazione in vena agisce nel giro di 48 ore, mentre quella sottocutanea dopo 6 giorni dall’ inoculazione.

Per proteggere i cuccioli dalla Parvovirosi è opportuno attendere la sesta settimana se essi hanno preso il colostro della madre. Tale vaccino andrà, anch’ esso, ripetuto un mese dopo se il cucciolo non è particolarmente esposto al contagio. In allevamenti in cui vi siano dei cuccioli già malati, il protocollo di vaccinazione dovrà prevedere delle iniezioni ripetute al 49°, 56°,63° e 94° giorno. Se il cucciolo ha superato i tre mesi è sufficiente una sola iniezione.

La leptospirosi è una malattia batterica e quindi il vaccino è preparato sulla base di batteri inattivati e deve essere somministrato a due riprese, separate da un mese di intervallo qualunque sia l’ età del cucciolo. Tale vaccino non viene praticato prima dell’ età di 2 o 3 mesi.

Per quanto riguarda la Tosse da canile, la vaccinazione contro questa sindrome respiratoria infettiva e contagiosa dovrà essere effettuata dall’ età di quattro settimane nei cuccioli orfani o figli di madri non vaccinate. Per tutti gli altri la vaccinazione interverrà dalla sesta settimana. In ambiente infetto ( spesso capita negli allevamenti come il nome stesso suggerisce) sono necessarie due iniezioni a 12-15 giorni di intervallo. L’ effetto di tale vaccino inizia 8 giorni dopo la seconda iniezione.

La vaccinazione antirabbica non è possibile che a partire dall’ età di tre mesi. Praticata con un vaccino vivo, necessita di una sola iniezione, ma se il vaccino è inattivato occorre fare due iniezioni a 21-30 giorni di intervallo.La protezione interviene un mese dopo e dura esattamente 1 anno.

Una volta che il vostro cucciolo avrà terminato il primo anno di vita e sarà diventato quindi adulto il suo calendario delle vaccinazioni dipenderà dall’ ambiente nel quale l’ animale vive.

In ambiente non infetto sarà sufficiente ripetere le vaccinazioni ogni anno, a meno che il vostro veterinario non vi consigli di fare dei richiami più frequenti, come nel caso di epidemia di parvovirosi o in zone dove il cimurro infierisce particolarmente. Proprio a proposito del cimurro, occorre prestare particolare attenzione alla vaccinazione nei cani adulti, perché, essendo spesso più vulnerabili, sono i bersagli privilegiati del virus.

In ambienti particolarmente infestati di topi è consigliabile ripetere la vaccinazione contro la leptospirosi 2 volte l’ anno.

Non ci dimentichiamo poi che le negligenze di vaccinazione possono costare la vita al vostro cane anziano.

La Toxoplasmosi, una zoonosi con molti tabù.

I gatti sono portatori del virus della Toxoplasmosi! Quante volte abbiamo sentito questa affermazione? Cerchiamo di sfatare, almeno in parte, questo luogo comune.

La Toxoplasmosi, una delle zoonosi tra specie umana e specie animale, colpisce l’ uomo, tutti i mammiferi e gli uccelli.

Il gatto e l’ uomo si infettano per ingestione di carni crude o poco cotte di suino, pecora, capra e raramente di bovino e pollame, contenenti le “cisti tissutali” del parassita.

Un’ altra via di infezione è l’ accidentale ingestione delle oocisti emesse dal gatto infetto con le feci, che possono per esempio contaminare le verdure.

L’ infezione da contatto diretto con il gatto è molto difficile: le oocisti eliminate con le feci non sono subito infettanti, lo diventano dopo un periodo di maturazione che va da 1 a 5 giorni.

La malattia è diffusa in tutto il mondo e, secondo studi epidemiologici, la popolazione mondiale presenta anticorpi antitoxoplasma in alta percentuale; ciò significa che milioni di persone hanno superato l’ infezione senza presentare sintomi.

Nell’ uomo, infatti la malattia acquisita decorre per lo più in forma asintomatica e lascia come traccia un aumento di anticorpi antitoxoplasma che danno una  immunità permanente. In rari casi si può manifestare con lieve febbre e malessere generalizzato.

La trasmissione della malattia dalla madre al feto attraverso la placenta avviene solo se la madre contrae l’ infezione durante la gravidanza.

Nel gatto, che è l’ ospite definitivo, il Toxoplasma compie il suo ciclo vitale completo, per questo motivo l’ animale ne è considerato il grande diffusore.

Ciò è vero solamente per i gatti randagi o gatti di casa che vivono molto in strada, perchè essi si nutrono di topi, uccelli ed altre carni crude, serbatoio del parassita. I gatti domestici nutriti con cibi cotti e controllati, hanno scarsa probabilità di divenirne portatori.

Vi sono comunque alcuni accorgimenti che i proprietari di gatti possono attuare per evitare il contagio del virus:

  • impedire al proprio gatto di cibarsi con carni crude
  • pulire la cassetta igienica ogni giorno con acqua bollente e allontanarla il prima possibile quando sporca.
  • pulire periodicamente la cuccia sempre con acqua bollente
  • coprire le sabbiere o lo spazio giochi dei bimbi affinché non vengano contaminati dalle feci del gatto
  • usare sempre i guanti quando si entra in contatto con superfici e oggetti dove il gatto fa i suoi bisogni
  • per quanto riguarda le donne in stato di gravidanza, dovrebbero evitare di svolgere operazioni di pulizia degli ambienti riservati al gatto, oltre che evitare di mangiare carni crude e verdure non lavate accuratamente.

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