Conoscere le principali Zoonosi cane-uomo.

zoonosi cane-uomo

Secondo l’ Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) le Zoonosi sono delle malattie che si trasmettono naturalmente dagli animali vertebrati all’ uomo.

Non rientrano in questa categoria le affezioni prodotte dalle tossine o dai veleni (es. morso di serpente), e quelle relative ad allergie ( es. ai peli).

Molte Zoonosi possono essere evitate, il più delle volte, semplicemente osservando delle semplici precauzioni igieniche e, anche se la lista teorica di queste malattie di origine canina è abbastanza lunga (intorno alle 70 differenti malattie), sarebbe meglio non provocare inutili allarmismi.

Infatti le misure di igiene, la Medicina Veterinaria e la Legislazione sono riuscite a limitare e confinare molte delle Zoonosi riconosciute, ma è comunque bene, per ogni amante dei cani, conoscere almeno quelle più gravi e quelle più diffuse.

Tra le Zoonosi mortali vi sono sicuramente la Rabbia  e l’ Echinococcosi.

Il virus della Rabbia si trasmette essenzialmente attraverso il morso ed è presente nella saliva del cane ancora prima che esso abbia manifestato alcun sintomo clinico.

E’ per questo motivo che è stato istituito l’ obbligo legale di mettere sotto sorveglianza qualsiasi cane che abbia morso qualcuno.

La Rabbia è una Zoonosi a trasmissione diretta.

Questo virus dimostra una particolare affinità per i tessuti nervosi, e, infatti, si presenta con sintomi neurologici come la paralisi, le turbe locomotorie, disturbi del comportamento (abbattimento/eccitazione, aggressività).

Anche nell’ uomo la sintomatologia è abbastanza simile e può evolvere verso la paralisi e la morte.

L’ Echinococcosi, invece, è dovuta ad un verme che non provoca alcun problema al cane, ma nell’ uomo causa una gravissima malattia. Si tratta di una Zoonosi a trasmissione indiretta.

L’ ospite definitivo del parassita è la volpe, che contiene nel suo intestino l’ adulto del Echinococcus Multilocularis: le uova presenti nelle feci possono contaminare piccoli roditori, come il topo campagnolo, i quali svilupperanno delle cisti al livello del fegato.

Il cane o il gatto che ingeriranno le feci di questi topi ne saranno contagiati anch’ essi, quindi l’ uomo che consumerà alimenti contaminati da escrementi di volpi, topi, cani o gatti affetti dal parassita contrarranno la malattia.

L’ Echinococcosi umana è generalmente fatale e si manifesta con lo sviluppo di voluminose cisti epatiche, che, con il tempo, evolvono in tumori, i quali possono dar luogo a metastasi in altri organi.

Tra le Zoonosi dirette le più importanti, ma che, a differenza della Rabbia, non conducono alla morte,  sono la tubercolosi, la pasteurellosi, la pseudotubercolosi e l’ ascaridiosi.

Nel 10% dei casi la Tubercolosi nell’ uomo è dovuta al contatto con un animale malato. Nella specie canina la malattia si manifesta con delle patologie polmonari, ma colpisce anche l’ addome, lo scheletro e la pelle. La cura di questa insidiosa malattia è molto difficile, ed il rischio di contagio per le persone e gli altri animali è elevatissimo.

La Pasteurellosi, come la rabbia, si trasmette generalmente tramite il morso. Nell’ uomo si traduce in un dolore a livello delle articolazioni circostanti al punto del morso ed una suppurazione delle piaghe. Il trattamento consiste nella somministrazione di antibiotici.

La Pseudotubercolosi non provoca, il più delle volte,  problemi al cane, ma quest’ ultimo ne risulta portatore sano ed espelle il germe tramite le feci. La malattia nell’ uomo si presenta con problemi digestivi che somigliano molto ai sintomi di un appendicite. I bambini sono maggiormente esposti degli adulti a questo tipo di contaminazione.

L’ Ascaridiosi è provocata da una verme tondo, l ‘Ascaride (Toxocara Canis) che si insedia nel tubo digerente del cane giovane.

L’ animale affetto da questa malattia espelle tramite le feci numerose uova contenenti larve infestanti di ascaride, pericolose per l’ uomo.

I bambini da 1 a 4 anni sono i soggetti più esposti ad entrare in contatto con queste larve, proprio perché spesso giocano nei recinti  di sabbia:  il semplice gesto di portare le mani infette alla bocca è sufficiente per contrarre  la malattia.

Nell’ uomo l’ Ascaridiosi provoca la cosiddetta Sindrome da “larva migrans”, perché prevede la migrazione delle larve verso i vari tessuti del corpo (fegato, polmoni, cuore, occhi, e sistema nervoso).

A seconda dei tessuti coinvolti i sintomi possono andare da una manifestazione cutanea (orticaria), a dolori epatici, asma, tosse e turbe oculari. Dagli studi emerge che più di un terzo delle patologie retiniche infantili sono causate da Toxocara Canis.

Tra le Zoonosi a trasmissione indiretta  vi sono, tra le altre, l’ Idatidosi, la Leptospirosi e la Leishmaniosi.

L’ Idatidosi assomiglia molto, per origine ed espressione, a l’ Echinococcosi, ma è molto meno grave. Ciò nonostante provoca lo sviluppo di una voluminosa cisti idatidea che deve essere asportata chirurgicamente, con un intervento assai delicato.

La Leptospirosi colpisce in particolar modo alcune categorie professionali come ad esempio i Veterinari, coloro che lavorano nei mattatoi, gli operatori fognari, ecc.

Le urine degli animali affetti da questa patologia (cani o topi) contengono delle Leptospire (batteri) che contaminano l’ uomo e danno origine a stati febbrili , nausea, dolori muscolari e, nei casi estremi, ad un ittero associato a patologie digestive.

La Leishmaniosi, come ormai tutti sappiamo, si trasmette tramite la puntura di una zanzara (flebotomo) che utilizza il cane come serbatoio per i protozoi della Leishmania. L’ uomo colpito da tale patologia presenta gonfiore addominale, febbre ed emorragie delle mucose.

Ricordiamo che la prevenzione è la migliore arma per evitare le Zoonosi. L’ applicazione di poche e semplici precauzioni e regole igieniche può mettere tutti gli amici dei cani al riparo da eventuali contagi, mentre una demonizzazione ed una sopravvalutazione dei rischi potrebbe farci fare dei passi indietro rispetto ai recenti riconoscimenti che gli animali hanno conquistato nella società.

Quando il Gatto si lecca in modo eccessivo.

gatto che si lecca

A differenza del cane, il gatto, quando avverte un prurito, non si gratta con le zampe ma si lecca, eccezion fatta per la testa, per grattarsi la quale, per ovvi motivi, può utilizzare solamente le zampe.

Alcuni gatti hanno l’ abitudine di leccarsi continuamente tutto il corpo per pulirsi, ma se ciò avviene per una zona limitata, come ad esempio una zampetta oppure una parte del dorso, è possibile presumere che si tratti di un disturbo legato ad una qualche patologia localizzata.

I motivi che spingono un gatto a leccarsi in uno stesso punto sono il dolore o il prurito, oppure, come ormai in molti casi avviene, il continuo leccarsi in un unico punto può essere ricondotto ad una vera e propria nevrosi.

Questo non sorprende più di tanto se si pensa che il gatto è un animale talmente abitudinario che può facilmente andare in crisi per l’ arrivo di una nuova persona in famiglia, o di un altro animale, oppure ,ancora, a seguito di un trasloco recente.

In ogni caso, nel momento in cui  doveste accorgervi che il vostro micio si lecca insistentemente in un punto del corpo localizzato, la cosa migliore da fare è quella di portarlo dal Medico Veterinario, il quale cercherà per prima cosa di escludere eventuali malattie importanti.


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La Toxoplasmosi, una zoonosi con molti tabù.

I gatti sono portatori del virus della Toxoplasmosi! Quante volte abbiamo sentito questa affermazione? Cerchiamo di sfatare, almeno in parte, questo luogo comune.

La Toxoplasmosi, una delle zoonosi tra specie umana e specie animale, colpisce l’ uomo, tutti i mammiferi e gli uccelli.

Il gatto e l’ uomo si infettano per ingestione di carni crude o poco cotte di suino, pecora, capra e raramente di bovino e pollame, contenenti le “cisti tissutali” del parassita.

Un’ altra via di infezione è l’ accidentale ingestione delle oocisti emesse dal gatto infetto con le feci, che possono per esempio contaminare le verdure.

L’ infezione da contatto diretto con il gatto è molto difficile: le oocisti eliminate con le feci non sono subito infettanti, lo diventano dopo un periodo di maturazione che va da 1 a 5 giorni.

La malattia è diffusa in tutto il mondo e, secondo studi epidemiologici, la popolazione mondiale presenta anticorpi antitoxoplasma in alta percentuale; ciò significa che milioni di persone hanno superato l’ infezione senza presentare sintomi.

Nell’ uomo, infatti la malattia acquisita decorre per lo più in forma asintomatica e lascia come traccia un aumento di anticorpi antitoxoplasma che danno una  immunità permanente. In rari casi si può manifestare con lieve febbre e malessere generalizzato.

La trasmissione della malattia dalla madre al feto attraverso la placenta avviene solo se la madre contrae l’ infezione durante la gravidanza.

Nel gatto, che è l’ ospite definitivo, il Toxoplasma compie il suo ciclo vitale completo, per questo motivo l’ animale ne è considerato il grande diffusore.

Ciò è vero solamente per i gatti randagi o gatti di casa che vivono molto in strada, perchè essi si nutrono di topi, uccelli ed altre carni crude, serbatoio del parassita. I gatti domestici nutriti con cibi cotti e controllati, hanno scarsa probabilità di divenirne portatori.

Vi sono comunque alcuni accorgimenti che i proprietari di gatti possono attuare per evitare il contagio del virus:

  • impedire al proprio gatto di cibarsi con carni crude
  • pulire la cassetta igienica ogni giorno con acqua bollente e allontanarla il prima possibile quando sporca.
  • pulire periodicamente la cuccia sempre con acqua bollente
  • coprire le sabbiere o lo spazio giochi dei bimbi affinché non vengano contaminati dalle feci del gatto
  • usare sempre i guanti quando si entra in contatto con superfici e oggetti dove il gatto fa i suoi bisogni
  • per quanto riguarda le donne in stato di gravidanza, dovrebbero evitare di svolgere operazioni di pulizia degli ambienti riservati al gatto, oltre che evitare di mangiare carni crude e verdure non lavate accuratamente.

L’ insufficienza renale cronica del Gatto

gatto che beve

L’ insufficienza renale è una patologia che colpisce gatti di ogni età, ma soprattutto quelli in età media e avanzata. Il 20% dei gatti oltre i 15 anni di vita soffre di questa patologia, che nei felini è tre volte più frequente rispetto ai cani.

Si tratta di una malattia cronica degenerativa, che porta ad una riduzione progressiva della funzionalità dei reni, determinando una sintomatologia generale grave.

I reni svolgono numerose e importanti funzioni, tra cui quella di mantenere in equilibrio le diverse sostanze del sangue. Ma vediamo nello specifico dove e come intervengono nell’ organismo del gatto: essi hanno il compito di filtrare i prodotti di scarto che vengono introdotti nel corpo, eliminandoli sotto forma di urina.

Contribuiscono al mantenimento dell’  equilibrio elettrolitico, controllando il giusto apporto di sodio, fosforo, potassio e aiutando il metabolismo del calcio. Altra importantissima funzione dei reni è quella di tenere sotto controllo la pressione sanguigna e produrre uno speciale ormone in grado di favorire la produzione di globuli rossi nel sangue.

Quando i reni del gatto hanno una funzionalità “insufficiente” essi, quindi, sono incapaci di svolgere al meglio tutte queste funzioni e una delle prime conseguenze risulta nell’ accumulo di sostanze tossiche nel suo organismo.

Per capire come mai il gatto si ammala di insufficienza renale è necessario fare chiarezza sul loro funzionamento. Nei reni di un gatto ci sono quasi 200.000 minuscole strutture, i Nefroni, che hanno lo scopo, come detto in precedenza, di eliminare le scorie residue dal corpo e di regolare gli elettroliti. Essi sono anche in grado di produrre l’ eritropoietina, che ha la capacità di stimolare il midollo osseo a produrre globuli rossi, e la renina, un enzima che regola la pressione del sangue.

Quando alcuni di questi nefroni vengono danneggiati e muoiono, quelli ancora sani sono sottoposti ad un lavoro doppio, il che li conduce in breve tempo ad un deterioramento, che porterà via via il rene ad essere sempre meno efficiente.

I sintomi dell’ insufficienza renale nel gatto, appaiono quando ormai più dei 2/3 della funzione renale è compromessa e quindi impossibile da recuperare, però va anche detto che un gatto può vivere bene e ancora a lungo anche quando la percentuale di compromissione renale si aggira intorno al 85%.

Ovviamente ci sono alcuni fattori di rischio che predispongono l’ animale all’ insorgenza della malattia come, ad esempio, un ‘alimentazione troppo ricca di proteine scadenti, l’ ipertensione primaria, infezioni tra cui anche semplici gengiviti mal curate,l’ età avanzata, le diete con livelli di fosforo elevati, e, in alcuni casi, anche la razza del gatto. Le razze più predisposte sono ,infatti, quella abissina, quella balinese, la birmana e la razza siamese.

Tra le cause dell’ insufficienza renale ci sono però anche i tumori, i traumi renali, le ostruzioni urinarie, provocate dalla presenza di calcoli, ed una diminuzione del flusso sanguigno nei reni.

Qualunque ne sia la causa, i primi campanelli di allarme di questa patologia sono rappresentati da un frequente ed insolito desiderio di bere del gatto: ci possiamo accorgere, quindi, che stiamo rifornendo più spesso la ciotolina dell’ acqua, e ne consegue una maggior necessità di cambiare la lettiera.

In un secondo momento vi è la comparsa del vomito, accompagnato da una diminuzione dell’ appetito, fino ad arrivare al rifiuto totale del cibo ed alla conseguente perdita di peso del micio.

La cute inizia ad apparire disidratata e poco elastica ed il gatto inizia ad avere un comportamento strano, letargico e depresso, a tal punto che per pigrizia si rifiuta di bere nonostante la sete, cosa che lo conduce in breve tempo verso un coma preceduto da lesioni alla mucosa della bocca.

La diagnosi dell’ Insufficienza renale cronica si basa sugli esami del sangue, dove verrà ricercata in particolare la concentrazione di urea e creatinina, che si presenterà elevata. A tali esami sarà necessario affiancare un esame completo delle urine, che risulteranno poco concentrate, allo scopo di misurarne il peso specifico: un valore al di sotto di 1030 è un chiaro indicatore della presenza della malattia.

Una volta stabilito che si tratta di insufficienza renale potrebbe rivelarsi utile eseguire un’ ecografia per valutare le condizioni effettive dei reni.

Dal momento che è quasi impossibile identificare una causa specifica della malattia, la terapia è il più delle volte sintomatica e di sostegno. In particolare vengono somministrati dei farmaci inibitori del vomito anche per rallentare la disidratazione che ne consegue, e praticata una terapia reidratante e ricostituente per via endovenosa.

A volte è possibile che il medico Veterinario decida di somministrare al micio dei farmaci Ace inibitori allo scopo di ridurre la perdita di proteine attraverso il rene.

Quando un gatto è affetto da insufficienza renale cronica, il regime alimentare assume un’ importanza enorme per la sua sopravvivenza, anche se, lo ricordiamo, una dieta appropriata, da sola, non può portare alla guarigione del micio.

La giusta ciotola del nostro gatto deve quindi contenere un buon contenuto di acidi grassi Omega 3, per rallentare il progredire dell’ infiammazione, un limitato contenuto di fosforo, amminoacidi essenziali a sufficienza con un buon apporto proteico di qualità (cavallo e pesce); bassissimo contenuto di sodio per contrastare l’ ipertensione, ed una buona quantità di fibre, vitamine B e antiossidanti in grado di ridurre il danno ossidativo a carico del rene.

Un gatto che soffra di insufficienza renale cronica dovrà mangiare preferibilmente cibo umido, in modo da garantire anche tramite l’ alimentazione una buona dose di idratazione.

Purtroppo, come già detto in precedenza, quando i reni del nostro gatto iniziano la loro marcia inesorabile verso la degenerazione è impossibile tornare indietro e riportarli alla normalità, però la progressione di questa malattia varia da individuo a individuo ed il supporto e il trattamento adeguati della patologia, insieme a tutto il nostro amore per il micio, possono migliore la sua qualità di vita ed arrestare il progredire del male.

Non dimentichiamo, infine, che negli ultimi anni sono state istituite delle unità di dialisi per i nostri amici a 4 zampe, che quindi possono usufruire di una chance in più per il trattamento contro l’ insufficienza renale cronica.

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